ACQUEDOTTO DELL'ALTISSIMO
Il monte Altissimo di Nago (Q.2079) è la cima più settentrionale della catena del Baldo, attualmente si trova nella provincia di Trento. Dalla sua sommità si domina, verso sud, tutto il lago di Garda e, verso nord-ovest, la conca di Riva del Garda, di Arco con i monti che le fanno corona (in lontananza l'Adamello e la Presanella), verso nord-est la zona di Rovereto, ad est il monte Zugna, passo Buole, il gruppo del Carega e sullo sfondo dietro lo Zugna, il massiccio del Pasubio teatro di cruentissimi scontri durante la Grande Guerra.
All'inizio del XIX secolo il monte Altissimo e tutto il Trentino, era sotto la giurisdizione dell'Impero d'Austria-Ungheria. Data la sua posizione strategica lo Stato Maggiore dell'esercito austro-ungarico lo inserì nel piano di fortificazione del basso Trentino e di collegamento tra la Fortezza di Riva del Garda e i forti dell'altopiano di Folgaria.
Verso il 1910 essendo in fase di completamento le opere fortificate di Riva del Garda e di Serrada-Folgaria, incomincio lo studio di fattibilità delle opere destinate a collegare questi due settori. Queste dovevano essere costruite, iniziando da ovest, sull'Altissimo, sul Vignola (altra cima del monte Baldo che domina, da nord la bassa valle dell'Adige e la zona di confine), sullo Zugna (dato l'ampio territorio che si estende tra il Vignola e lo Zugna erano previste una serie di opere minori come: sul Cornalè di Saccone, non costruita, sul Talpina, a Serravalle, a quota 696 del costone dello Zugna, a quota 1100 e a quota 1500 del costone dello Zugna, ma non costruite), nella Vallarsa: a Mattassone e al Pozzacchio e l'ultima sul monte Pasubio, sullo sperone che in seguito sarebbe stato denominato "Dente Austriaco" (vedi foto 3).
Nel 1914 in seguito allo scoppio della Prima Guerra Mondiale i lavori in questo settore vennero sospesi, anche perche avrebbero necessitato di numerosi anni per venire completati, e, nell'autunno del 1914, si incominciò a predisporre una linea di difesa più arretrata, l'Austria temeva un intervento dell'Italia, che collegasse la zona di Riva del Garda con la zona di Serrada-Folgaria. Questa linea, iniziando da ovest, seguiva la sponda nord del lago di Garda e, poco a sud di Torbole, saliva verso malga Zures, piegando a nord scendeva al passo di S. Giovanni, saliva sui contrafforti nord della valle di Loppio e, poco a nord di Mori scendeva in fondo valle, piegava nuovamente a nord seguendo il ciglione del Mossan fino nei pressi di Isera dove, piegando ad est, attraversava il fiume Adige seguiva la sponda nord del torrente Leno fino ai sobborghi di Rovereto, saliva sui contrafforti nord del monte Zugna fino al dosso Zueg dove, piegando verso nord, discendeva nel fondo valle e saliva i contrafforti del monte Ghello, del monte Finonchio (allora denominato Finocchio) che seguiva fino ad arrivare alla sella di Serrada.
Il 24 maggio 1915 il monte Altissimo di Nago era presidiato solo da alcuni gendarmi austro-ungarici che, dopo uno scambio di fucilate con gli alpini del battaglione Verona, abbandonarono la cima, venne occupata il 4 giugno, da quel giorno rimase sempre italiana. Venne subito iniziata la costruzione di una strada, è quella che abitalmente si percorre per arrivare sulla cima partendo dal rifugio Graziani (vedi foto 1), per trasportarvi delle artiglierie da piazzare sulla sommità (vedi foto 4–5). La zona è completamente priva di acqua e quella necessaria al presidio doveva essere trasportata, con teleferica o con i muli, dalla zona Canalecce.
Per sopperire a queste difficoltà, nel 1917, venne costruito un impianto di sollevamento dell'acqua dotandolo di due motori "Insubri" della potenza di 10/12 HP, due pompe "Giordana Garello", da mezzo litro al secondo che spingevano l'acqua sulla sommità dell'Altissimo dove erano dei serbatoi.
Una tubazione scendeva lungo il pendio settentrionale del monte portando l'acqua agli appostamenti d'artiglieria in caverna ed ai capisaldi di Doss Casina, Doss Alto ed a Doss Tre Alberi (o Doss del Mosca) tramite una deviazione ubicata sul Varagna. Dalla cima un'altra deviazione portava l'acqua verso le batterie di monte Campo (vedi disegni 1-2-3-4).
Complessivamente le tubazioni avevano una lunghezza di circa 15 chilometri,ed erano sotterrate in una piccola trincea, della profondità di circa 50 centimetri, per proteggerle dal gelo e dalle offese dell'artiglieria avversaria. Attualmente nelle praterie del monte Altissimo si puo osservare il tracciato dell'acquedotto militare italiano. La tubazione sotto pressione era costituita da tubi Mannesman del diametro di 50 millimetri, e superava un dislivello di 621 metri in un'unica mandata.
In seguito vennero costruite una serie di piccole vasche in cemento, ubicate presso i comandi di battaglione e delle compagnie in linea sopperendo, in questo modo, alla necessità di percorrere lunghi tratti per l'approvigionamento idrico. Ancora oggi chi percorre le prime linee, nelle località montane, avrà notato la presenza di queste piccole vasche in cemento dove arrivavano le parti terminali degli acquedotti militari italiani (vedi foto 6).
Della stazione di pompaggio attualmente non esiste traccia perchè nel dopo guerra sul suo basamento venne costruita l'attuale malga Tolghe (vedi foto 2).
Tiziano Bertè
Bibliografia:
Stato Maggiore Esercito-Ufficio Storico
"L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918)
volume II. " le operazioni del 1915"
Roma Istituto Poligrafico dello Stato - 1929
"Gli impianti idrici tra il Garda e l'Astico"
Roma 1919