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L'Altogarda Trentino
FESTUNGABSCHNITT
Ovvero
IL SETTORE FORTIFICATO DI
RIVA DEL GARDA
Bombe sul Garda
24 Maggio 1915: il Regno d’Italia
entra in guerra contro l’ex alleato Impero austroungarico che, già impegnato sin
dal 1914 sul fronte serbo-russo, si vede aprire il nuovo fronte denominato
sud-ovest. Il comando delle forze austroungariche contro l’Italia, viene
affidato all’Arciduca Eugenio, reduce dal fronte balcanico, e con il generale
Alfred Krauss come suo Capo di Stato Maggiore. Il fronte venne assegnato a tre
armate: l’Armata del Tirolo (che va dallo Stelvio alla Croda Nera nei pressi di
Santo Stefano di Cadore, l’attuale confine geografico del Trentino), l’Armata
della Carnia e infine l’Armata dell’Isonzo.
All’inizio del conflitto il comando dell’Armata del Tirolo, che comprende anche
il Voralberg, Salisburgo e l’Austria Superiore, viene affidato al Generale di
cavalleria Viktor Dankl von Krasnit, mentre la sede di comando è ad Innsbruck.
L’intera Armata del Tirolo viene a sua volta suddivisa in cinque settori di
fronte denominati “Rayon” il terzo Rayon, denominato Tirolo Meridionale,
comandato dal Maresciallo da Campo Konnen von Horàk, viene diviso ulteriormente
in sei sotto settori di fronte e precisamente:
I settore: Giudicarie;
II settore: Riva del Garda;
III settore: Valle dell’Adige;
1V° settore: Lavarone e Folgaria;
V° settore: Valsugana;
VI° settore: Trento.
La giurisdizione del
sottosettore di Riva del Garda va dal Doss della Torta al monte Stivo. Il
comando del sottosettore è affidato al Comandante di Fortezza Maggiore Generale
Anton Schiesser, mentre la sede di comando è prima a Riva poi ad Arco.
Il sottosettore di Riva, era tracciato da una trincea fortificata che partiva
dal Doss della Torta in Val di Concei proseguiva sull’osservatorio del Tofino,
poi continuava in direzione del Corno di Pichea (munito di ricoveri, gallerie,
osservatori e teleferiche), scendeva a Bocca di Trat e continuava verso Bocca
Saval, che fungeva da importante centro di vita con un ospedale, un comando di
battaglione e vari depositi di munizioni e baraccamenti.
Qui il fronte proseguiva lungo due linee: una saliva verso il Tomeabrù, dotato
di trincee con ricoveri in galleria e riflettori, l’altra proseguiva verso C.
Pari, caposaldo dotato di postazioni blindate per l’artiglieria, un
osservatorio, baraccamenti ed un comando di compagnia. Da questa cima proseguiva
verso C. Dromaè (difesa da diverse postazioni per mitragliatrice, trinceramenti
con riflettori, baraccamenti blindati, due osservatori e un comando di
compagnia) e da qui la linea passava attraverso C. Oro, sulla quale vennero
costruite due casematte in cemento per l’alloggiamento di due cannoni da 7 cm ,
poi scendeva a Malga Giumella (sopra Biacesa), fortificata con profondi
trinceramenti, baracche blindate e postazioni per mitragliatrici. Da qui il
collegamento trincerato proseguiva sino alla Rocchetta, dove esistevano
complessi raggruppamenti di baracche, stazioni di teleferiche, postazioni
d’artiglieria, cucine da campo, magazzini, cisterne per l’acqua potabile,
depositi di munizioni e la mensa per gli ufficiali. Continuando sulla linea
della Rocchetta si arrivava a C. Gionchetto (munita di caserme - ricovero, un
cimitero e la caserma al “Fontanone”) e da qui a Grotta Dazi (dotata di un
ottimo osservatorio per artiglieria, baraccamenti, ricoveri in galleria,
postazioni di mitragliatrici, due casematte armate con cannoni da 8 cm, una
postazione con un cannone da 15 cm ed una teleferica che la collegava con Bocca
Sperone, dove era acquartierato un posto di riserva ed una cabina elettrica per
la distribuzione di corrente ai reticolati).
La linea continuava con un profondo trinceramento munito di ricoveri sotterranei
che scendevano a Bocca Sperone e tramite un ardito sentiero ricavato nella
roccia si raggiungeva lo Sperone (oggi C. Rocca), caposaldo avanzato di Riva. Il
presidio era munito di una notevole quantità di gallerie nella roccia che
collegavano i vari ricoveri:
ancora oggi è possibile vedere, inciso sull’entrata di una di queste, il nome di
Luigi Ferrari di Nago con la data 1916; inoltre vi era la chiesetta da campo, un
deposito di munizioni, una casamatta per l’alto comando, un fortino per cannone
di medio calibro sul versante del Ponale e ricoveri muniti di postazioni per
tiratori verso il Baldo.
Sul costone di San Giovanni sopra le zette del Ponale, era posto un forte munito
di mitragliatrici in caverna e postazioni per fucilerie. Da questo avamposto,
che fungeva da sbarramento difensivo, iniziava quella parte di linea denominata
“Defensionsmauer”, ovvero “muro di difesa”, che con un sentiero munito di
trincee e ricoveri in galleria, scendeva lungo il crinale roccioso dello Sperone
fino alla strada del Ponale, dove era posto il forte terminale del muro di
difesa. La linea si portava poi al complesso di opere militari denominate “Forte
Teodosio”, costruito tra l’inizio del 1913 e l’il maggio 1914” Questo complesso
fortificato comprendeva:
1. la Tagliata del ponale (Ponalsperre) situata nell’odierna galleria n03: aveva il compito di impedire al nemico l’accesso a Riva passando per la strada. Per tale compito la galleria poteva essere ostruita con due portoni blindati; era dotata di una camera da mina, da caricare con esplosivo in caso di emergenza ed inoltre all’uscita vi era una trappola per auto. Alla Tagliata inoltre arrivava un trenino a scartamento ridotto posto su rotaie, adibito al trasporto di materiali, ed infine all’uscita della galleria una scalinata in legno permetteva di scendere fino alla riva del lago.
2. Il forte d’appoggio posto a circa un centinaio di metri dalla Tagliata: munito di feritoie per fucilieri, comprendeva anche una serie di cunicoli scavati nella roccia che portavano ad una posizione di cannoncini situata sopra il forte, alla postazione per mitragliatrici posta sulle rocce sovrastanti, ed infine uno di essi serviva per il collegamento con la Tagliata.
3. Il forte terminale del “Defensionmauer”: a circa una sessantina di metri dal forte d’appoggio.
4. Una postazione per fucilieri posta sopra la galleria della tagliata.
5. La casermetta per il corpo di guardia, posta a fianco dell’entrata della tagliata, con cucina e ripostigli al piano terra, dormitorio ed uffici al primo piano, balconi per le sentinelle ed infissi blindati con feritoie per fucilieri.
Dalla tagliata del Ponale la
strada proseguiva in direzione di Riva: lungo il suo percorso verso nord a circa
60 m dalla tagliata si trovavano alcune postazioni blindate per mitragliatrici
denominate “blokhaus”. A livello del punto in cui la linea difensiva scendeva a
pochi metri dal lago, venne eretto tra il 1913 e il 1914 il forte “Bellavista”
(oggi un ristorante): questa moderna opera militare era munita di quattro
cannoni da 8 cm, due postazioni per mitragliatrici, tre fiiciliere scudate, un
osservatorio blindato posto su uno sperone di roccia adiacente alla fuciliera,
al quale si accedeva tramite un cunicolo, in parte cementato e in parte scavato
nella roccia, da cui si poteva entrare sia alla polveriera sia ai ricoveri
sotterranei della truppa. Dal forte inoltre partiva una catena galleggiante
munita di mine subacquee, che potevano anche essere azionate da terra con un
collegamento elettrico; questa catena raggiungeva Punta Lido, chiudendo
l’accesso al mimetizzato porto di Riva, vigilato da apposite imbarcazioni, ad
esempio “l’Electra”.
A partire dal forte Bellavista la costa della cittadella di Riva era suddivisa
in cinque settori (notizie tradotte da una cartina militare del 1918 trovate
sempre sul libro Il Piave mormorò):
1. Forte Bellavista - “Trincerone”
2. “Trincerone” - Caserma militare alla Rocca.
3. Caserma militare alla Rocca - Punta Lido.
4. Punta Lido - laghetti del parco Hotel Du Lac
5. Laghetti del parco Hotel Du Lac - Forte San Nicolò.
Dal forte Bellavista la linea
passava in località Lungolago (dove c’erano cinque posti di guardia, di cui tre
in trincea) e poi arrivava al “trincerone” che, armato di due mitragliatrici e
tre posti di guardia, partiva dall’attuale centrale idroelettrica ed arrivava
all’attracco del battello. A questo livello vi erano tre posti di guardia per il
controllo di questo lato del porto; il lato opposto, presso l’attuale Hotel
Sole, era invece dotato di due posti di guardia ed un riflettore e vi si
arrivava proseguendo lungo un apposito percorso mimetizzato.
Dopodiché la linea continuava fino all’entrata della caserma militare alla Rocca
dove erano piazzati tre posti di guardia in trincea; da qui, tramite un piccolo
ponte, si poteva accedere al parco della caserma, solcato da tre trincee: la
prima conteneva tre posti di guardia, la seconda ne conteneva uno e la terza
due. Dall’entrata della caserma la linea proseguiva fino all’attuale faro, dove
era posizionato un riflettore con due posti di guardia ed infine, munita di
reticolati, si congiungeva con l’attuale gelateria Punta Lido (nei pressi della
quale erano situati due posti di guardia) e con punta Lido, dove una trincea con
quattro posti di guardia ed una mitragliatrice, vigilavano la zona del porto
(probabilmente la mitragliatrice era incorporata nella costruzione in cemento
ancora ben visibile). Alla costruzione in cemento di Punta Lido era ancorata la
catena di sbarramento.
A questo punto con il ponticello che attraversa i torrenti Albola e Varone,
inizia il quarto settore: una lunga trincea (in parte è ancora visibile il
muretto in cemento che la proteggeva) munita di un riflettore, una
mitragliatrice e tre posti di guardia sorvegliava la zona di Punta Lido e
l’attuale spiaggia dei Sabbioni, inoltre nel lago era posizionata una linea di
mine galleggianti. Sulla spiaggia erano dislocati otto posti di guardia, due
mitragliatrici e un campo minato per il controllo del settore. Era anche munita
di reticolati, in parte immersi nel lago e tra i canneti, che proseguivano fino
alla baia del parco Du Lac e da qui fino al forte San Niccolò: presso l’attuale
porto di San Nicolò dove erano posizionati due posti di guardia muniti di
riflettore. Il forte, costruito nel 1860, era invece sorvegliato da dodici posti
di guardia, tre mitragliatrici ed al suo interno erano posizionati quattro
cannoni da 9 cm ed uno da 15 cm; era inoltre dotato di un osservatorio, un
riflettore in cupola, e la strada di accesso era minata.
Da questa posizione la linea si portava verso Torbole (con un campo minato nei
pressi del crocevia di Linfano, dove allora passava anche una diramazione del
fiume Sarca) e verso il monte Brione dove erano collocate tre fortificazioni:
1. Forte Garda (Garda Werke).
2. Batteria di Mezzo (Mittel - Batterie).
3. Forte s. Alessandro o
Campedell.
Il più basso era il Garda Werke, in calcestruzzo blindato, era dotato di
quattro obici da 10,5 cm situati in apposite cupole rotabili blindate, un
osservatorio in cupola, un riflettore, diverse postazioni di mitragliatrici
lungo il suo perimetro, delle fucilerie scudate e due pezzi d’artiglieria di
piccolo calibro per la difesa ravvicinata. Il forte inoltre incorporava un
osservatorio verso est e le batterie di mortai, ciascuna delle quali dotata di
quattro mortai da 30 cm.
Salendo si arrivava alla Mittel Batterie costruita tra il 1885 e il 1888, in
calcestruzzo e muratura. Era armata di quattro cannoni corazzati da 12 cm., due
piccoli pezzi, un osservatorio, diversi posti per mitragliatrice e fucilerie
scudate. Da questa batteria la linea scendeva sino alle pendici del monte, con
una lunga trincea reticolata passava attraverso le campagne ed arrivava sulla
batteria per mitragliatrici al Perlone (ancora ben visibile) a ridosso della
Maza a circa 100 m dal bivio di Nago.
Salendo infine verso la parte più a nord del Brione si trovava il vecchio forte
Campedeil, opera in casamatta di pietra, costruito tra il 1860 e il 1862 e
ripristinato nel 1908. Era dotato di quattro cannoni da 15 cm, inoltre nel 1911
nella punta posta a nord vennero collocate una stazione radiotelegrafica, la
casamatta Cretti, che fungeva da polveriera, e una batteria antiaerea formata di
due cannoncini di piccolo calibro.
Dal forte Campedell scendeva un camminamento munito di reticolati, che portava
alla località Sabbioni alla Grotta, nei paraggi della quale era collocato un
pezzo d’artiglieria da 12 cm. posto in un trincerone.
Da qui la linea, munita di trincee e difesa dai reticolati, passava per
S.Giorgio (dove erano disposte alcune baracche) e S.Tommaso dove vi era la
cosiddetta “Tagliata”: munita di profondi trinceramenti in cemento blindato, con
postazioni di mitragliatrici, ricoveri per la truppa e la cabina di collegamento
telefonico del campo trincerato di Riva, bloccava la strada di collegamento con
Arco.
Da San Tommaso la linea si portava al trincerone di Ceole, dove, presso
l’attuale Berlera, erano situati alcuni posti di guardia, alcune postazioni per
tiratori e due postazioni d’artiglieria con due cannoni da 9 cm.
La linea proseguiva poi verso la località Foci di Varone, passava dalla cascata
del Varone, dove era posto un grosso pezzo d’artiglieria, e continuava verso
Deva, da dove partiva un sentiero a zig-zag, che portava alla parte nord del
Tombio, al campo trincerato costruito dagli austriaci fra il 1902 e il 1903; il
forte Tombio e le costruzioni adiacenti vennero invece costruite fra il 1909 e
il 1914 utilizzando la manodopera fornita dalla popolazione civile dietro lauto
compenso: alcuni anziani di Campi raccontano come fosse arduo il trasporto di
materiale con gli autocarri dotati di scarso raggio di sterzata, per cui nei
tornanti più accentuati era necessario ricorrere a pali ed argani per potere
proseguire.
Il forte Tombio venne costruito in calcestruzzo blindato ed armato di quattro
obici da 10 cm posti in apposite cupole girevoli blindate dello spessore di 15
mm; fu inoltre dotato di un osservatorio, diversi riflettori, delle fuciliere
scudate, un cannoncino e diverse mitragliatrici, il tutto per la difesa
ravvicinata . All’interno era percorso da cunicoli e profondi corridoi che
portavano ai vari ricoveri ed alle varie postazioni, inoltre un tunnel scavato
nella roccia congiungeva il forte con un avamposto situato a sud, armato di due
pezzi d’artiglieria di piccolo calibro e quattro mitragliatrici. Dalla parte
opposta si accedeva al forte tramite una stradina, che si distaccava dalla
strada per i Campi, al cui imbocco vi erano un posto di guardia ed alcune
casematte, una delle quali era una cisterna di raccolta d’acqua piovana.
A poche centinaia di metri a nord del Forte Tombio si trovava il forte Piccolo
Tombio, in calcestruzzo blindato, collegato al primo da una serie di
trinceramenti:
questo forte era armato di due pezzi d’artiglieria di piccolo calibro e di due
mitragliatrici scudate, inoltre vi erano ricoveri per la truppa e servizi per la
guarnigione. Sopra il forte era posto un osservatorio blindato da cui era
visibile tutta la retrovia del fronte ledrense.
Da questo forte la linea arrivava a Campi, importantissimo centro con magazzini,
depositi munizioni, sedi di comando, un parcheggio per carriaggi, un centralino
telefonico ed una nutrita rete di teleferiche che riforniva le retrovie del
fronte ledrense. Lungo la strada v’erano inoltre alcuni ricoveri ricavati nella
roccia, infine a Pranzo era stazionato un comando di gendarmeria.
Anche a Nago vi erano dei forti, che fungevano da tagliata della vecchia strada
che dalla piazza di Torbole saliva a Nago. Erano costituiti da casematte di
pietra erette fra il 1860 e il 1862: il più piccolo sbarrava la strada con un
portone blindato dotato di apposite feritoie per tiratori ed una postazione per
mitragliatrice. Poco più in alto era posto il forte vero e proprio, armato di
sei cannoni da 9 cm al secondo piano ed otto cannoni più piccoli al primo piano.
Lo scopo dei forti era quello di difendere le posizioni sul Baldo e al lago di
Loppio.
Ricordiamo inoltre che all’interno dei ruderi di castel Penede, distrutto per
vendetta nella ritirata dal generale francese Vendòme nel 1703, vi era una
postazione di artiglieria di grosso calibro. La linea, con dei trinceramenti
cementati, saliva poi sul Monte Perlone dove erano poste una batteria di quattro
cannoni da 7 cm ed una fuciliera situata sopra la Maza, già menzionata
precedentemente. Continuando lungo le trincee si arrivava sul Monte Corno munito
di postazioni per fuciliere, tre caverne per pezzi d’artiglieria da 12 cm, ed
un’altra postazione per pezzi d’artiglieria in località Prea Busa. Da qui,
sempre tramite i trinceramenti, si saliva sul Monte Creino, dove a quota 1290 m
vi erano cinque caverne per pezzi d’artiglieria, mentre a quota 1237 erano poste
due cupole corazzate per cannoni. Nei pressi della cima erano state ricavate tre
gallerie per il ricovero della truppa ed in una posizione non ben chiara vi era
anche una segheria elettrica mimetizzata. Il Monte Creino era inoltre munito di
tre batterie e precisamente:
la I° Batteria a quota 1237 m, armata di due pezzi da 8 cm;
la II° Batteria a quota 1292 m, armata di due pezzi da 8 cm e uno da 15 cm, la
3° Batteria, armata di quattro pezzi da 9 cm.
In direzione della VaI di Gresta si trovava invece il forte Pannone, opera in
casamatta costruita fra il 1880 ed il 1881.
Dal Creino la linea arrivava infine sullo Stivo dove, presso il rifugio vi erano
parecchi baraccamenti per la truppa e la stazione d’arrivo delle teleferiche.
Attraverso dei camminamenti si potevano raggiungere tre postazioni
d’artiglieria: una dietro la cima, una a nord e l’altra a sud; dotate in tutto
di due pezzi da 12 cm e tre da 15 cm. Sullo Stivo vi erano inoltre una stazione
radiotelegrafica, due pezzi d’artiglieria in caverna, un appostamento per
artiglieria con un pezzo da 9 cm ed uno da 10,5 cm e diversi trinceramenti con
dei baraccamenti sui prati di malga Stivo e in località Sant Antonio.
Da Vignole partivano due teleferiche: una passava dalla stazione intermedia a
Brugnolo per poi risalire sino a quota 1280 m sul Creino e raggiungere infine la
stazione nei pressi del rifugio dello Stivo, ricoprendo cosi una distanza di
3000 m; l’altra invece, passando dalla stazione intermedia di Castill a quota
1105 m ed arrivando sullo Stivo, ricopriva una distanza di 4200 m; il motore
elettrico che azionava queste teleferiche era alimentato dalla centrale del
Varone.
A cura di IVAN RIGHI